I sapori dell'inverno

Oggi chi si ferma alla Vecchia Osteria trova la cucina di Gianluigi che propone i piatti tipici e quelli insoliti della cucina toscana, nel rispetto delle stagioni e della tradizione. Non mancano gli assaggi di cucina ferrarese e veneta, nel rispetto delle radici culturali dei gestori.

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Il gusto della tradizione: lo stoccafisso

Il Baccala' alla vicentina di GiuanluigiIl baccalà alla vicentina viene cucinato con il tradizionale Stoccafisso delle isole Lofoten, una particolare specie di merluzzo pescato a quelle latitudini (qualità Ragno), essiccato all'aria di quelle isole e importato già dalla metà del '500 dalla Serenissima Repubblica di Venezia.
Il nome stoccafisso deriva dal Germanico "Stock Fisch" - pesce bastone - perché l'essiccazione lo riduce di spessore e lo irrigidisce facendogli perdere tutta la parte liquida che lo compone. Nel tempo, dopo vari esperimenti e interpretazioni, passato attraverso ricette Ebraiche e diete Cristiane, abbiamo ora il piacere di degustare un piatto che riempie il palato di sapori e stimola il piacere della compagnia a tavola.
Gianluigi lo propone nel periodo invernale durante l'arco di tutta la settimana.
E' molto diverso dal baccalà sotto sale, molto in uso nella Toscana attuale, e i tempi di cottura sono più lunghi. Viene servito su una polenta fumante (da qui l'antico detto "Poenta e baccaeà").
Il vino scelto che lo accompagna e che vuole essere una piccola provocazione è il Barbarano DOC dei Colli Berici di Vicenza, un vino rosso il cui vitigno originariamente - fino ad un paio di anni fa - si chiamava Tocai Rosso.

Benvenuti alla Vecchia Osteria!

La Vecchia Osteria di Ponte a Bozzone, com'è oggi, è frutto dell'idea e della sensibilità di Gianluigi Zanon e Roberta Cariani, ma vanta una storia antica.

Racconta della Vecchia Osteria Hans Barth nella sua Guida spirituale delle Osterie Italiane scritta nel 1909 con prefazione di Gabriele d'Annunzio:

"...La gemma delle osterie di Siena è a circa 5 chilometri dalla città. È la "Osteria di Bozzone" che un poeta chiamò "Osteria dei 500 pitali" perchè la sala riservata ha come decorazione cinquecento di quei vasi che furono resi celebri dall'avventura toccata a Socrate [...] Il Chianti di Bozzone delizioso e se lo si accopppia al delicatissimo prosciutto dello stesso Bozzone, se ne ha un'impressione di benessere indimenticabile per tutta la vita..."

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